Mostra - Catturare l'assenza: la morte nella fotografia del XIX secolo
Il 19/09/2026
Immergetevi nella storia della fotografia post mortem del XIX secolo. Tra intimità familiare, ricerca spiritista e decostruzione dei luoghi comuni, scoprite come l’immagine abbia cercato di domare l’assenza e immortalare il ricordo.
Varcare la soglia del castello della Moutte per ammirare questa mostra richiede da parte nostra un vero e proprio decentramento. Per lo sguardo contemporaneo, la morte è diventata un evento clinico, silenzioso, il più delle volte relegato dietro le mura degli ospedali. Per la società del XIX secolo, invece, è esattamente l’opposto: eminentemente domestica, onnipresente e profondamente integrata nel ciclo dell’esistenza. In un’epoca in cui le epidemie e la mortalità infantile colpivano senza preavviso né distinzioni di classe, la morte non era un’anomalia da nascondere, ma una fatalità condivisa che bisognava imparare ad affrontare.
È proprio nel cuore di questo confronto quotidiano, di fronte al bisogno viscerale di trattenere la traccia di ciò che sfugge, che interviene un’invenzione rivoluzionaria: la fotografia. Fin dai suoi primi sviluppi, essa offre un mezzo inedito per conservare i lineamenti dei defunti.
Si rivolge naturalmente alle grandi figure della Storia, i cui ritratti sul letto di morte contribuiscono alla costruzione di una memoria collettiva, ma penetra altrettanto profondamente nell’intimità delle case anonime.
Questa epoca singolare mantiene inoltre un confine più permeabile tra presenza e scomparsa. L’ascesa dello spiritismo testimonia questo bisogno universale di mantenere il dialogo con coloro che se ne sono andati. Se la fotografia spiritica si basa su artifici tecnici, risponde innanzitutto a un bisogno di trascendenza, una ricerca tanto spirituale quanto consolatoria.
Lontane dalle interpretazioni voyeuristiche che la nostra modernità talvolta attribuisce al lutto vittoriano, queste immagini destinate a «fissare i defunti» portano con sé la speranza di un legame invisibile in grado di attraversare il velo della morte. Questi volti e questi corpi non sono semplici curiosità morbose. Sono le testimonianze strazianti di un’umanità che cerca, attraverso la chimica e la luce, di sfidare il tempo e l’oblio.
È proprio nel cuore di questo confronto quotidiano, di fronte al bisogno viscerale di trattenere la traccia di ciò che sfugge, che interviene un’invenzione rivoluzionaria: la fotografia. Fin dai suoi primi sviluppi, essa offre un mezzo inedito per conservare i lineamenti dei defunti.
Si rivolge naturalmente alle grandi figure della Storia, i cui ritratti sul letto di morte contribuiscono alla costruzione di una memoria collettiva, ma penetra altrettanto profondamente nell’intimità delle case anonime.
Questa epoca singolare mantiene inoltre un confine più permeabile tra presenza e scomparsa. L’ascesa dello spiritismo testimonia questo bisogno universale di mantenere il dialogo con coloro che se ne sono andati. Se la fotografia spiritica si basa su artifici tecnici, risponde innanzitutto a un bisogno di trascendenza, una ricerca tanto spirituale quanto consolatoria.
Lontane dalle interpretazioni voyeuristiche che la nostra modernità talvolta attribuisce al lutto vittoriano, queste immagini destinate a «fissare i defunti» portano con sé la speranza di un legame invisibile in grado di attraversare il velo della morte. Questi volti e questi corpi non sono semplici curiosità morbose. Sono le testimonianze strazianti di un’umanità che cerca, attraverso la chimica e la luce, di sfidare il tempo e l’oblio.
Dal 19/09 al 01/11/2026 dal lunedì a sabato.
Gratuito.
Contatto
Château de la Moutte - Domaine Emile Ollivier
133, Chemin de la Moutte
83990 Saint-Tropez
+33 (0)4 94 55 90 26
chateaudelamoutte@ville-sainttropez.fr
